Juve-Napoli, campionato riaperto: bianconeri irriconoscibili

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Juve-Napoli crocevia per lo Scudetto? Speriamo di no. Crederci e fare di San Siro la chiave di volta di questo assurdo finale di stagione

Bianconeri irriconoscibili. E non perché la Juventus, in questi anni, non abbia mai toppato una gara. Anzi. Bianconeri irriconoscibili perché dopo lo schiaffo di Madrid e la figuraccia di Crotone (con la Samp come illusorio intermezzo) la squadra di Massimiliano Allegri non ha reagito come di consueto, non ha reagito facendo male nella partita più importante del campionato. Il Napoli vince, meritatamente, nella cornice di un Allianz Stadium stracolmo, impietrito dal gol di Koulibaly al minuto 90.

Temevo l’inserimento di Milik, temevo le defiance difensive dei nostri centrali, o meglio, dei meccanismi che pian piano sono venuti a mancare nuovamente (vedi Ronaldo, vedi Simy). Temevo l’ennesima beffa in rovesciata: questa non è arrivata, la beffa sì. Almeno per il momento.

Una partita, quella della Juventus, che non è mai decollata: i campioni c’erano tutti, i loro colpi un po’ meno. Mancava Mario Mandzukic (in ballottaggio con Dybala fino all’ultimo), mancava anche qualcos’altro: la brillantezza. Se è vero che al termine della gara avrei voluto strozzare i miei uno per uno, come molti altri tifosi, la conferenza stampa post partita del mister mi ha riportato coi piedi per terra: “è da quattro anni che giochiamo 57 partite l’anno. Le altre squadre smettono di giocare a dicembre, vanno fuori da tutto. Noi siamo sempre lì: ai ragazzi non gli si deve dir niente”. Uno sfogo che fa capire come una personalità forte ma sotto traccia come quella di Allegri venga fuori per proteggere la sua creatura, per dare una spiegazione che, seppur improbabile, rispecchia la realtà.

L’ambiente va protetto, per così dire. La Juventus è ancora capolista, il campionato dipende dalla voglia di riscatto dei bianconeri, ed è impensabile che non sia così, è impensabile che si getti la spugna così. Qualcuno ha dei dubbi? Io sì, lo ammetto. Ma non me ne vergogno, non adesso che vedo ‘i miei’ crollare in uno scontro diretto, in una di quelle gare che fino a qualche mese fa incendiavano l’ambiente. Non me ne vergogno, ma mi riservo sempre di cambiare idea. Voglio cambiare idea, voglio essere smentita, voglio che le mie idee vengano ridicolizzate dai miei’ uomini in campo. E spero che San Siro, sabato, ci dia delle risposte.

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