Juve-Napoli, una gara dai mille significati

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Juve-Napoli non è una partita, è La partita. In questo caso è lo scontro diretto che darà maggiori indicazioni sulla futura vincitrice della serie A

Forse ho portato sfiga ma nel doppio confronto con il Real Madrid la Juventus non ce l’ha fatta. Ne ho già parlato, se così si può dire, o meglio ho soltanto sfiorato il discorso per evitare di rivangare una sconfitta dolorosa. Ma il dolore si sa, passa in fretta quando c’è ancora tanto da fare, quando ci sono ancora tanti obiettivi a cui puntare, tante stelle da seguire. E domenica sera c’è Juve-Napoli.

Comunque non parlerò assolutamente di Crotone-Juventus, altra pagina di questa serie A che ha fatto inalberare i più, me compresa. Sono volati insulti, lo ammetto, ma il mio è soltanto amore che cerco di reprimere proprio per non dovermi incazzare ancor di più la prossima volta che Spal, Benevento o Crotone vengono a darci lezioni di umiltà e compattezza. E domenica sera c’è sempre lo scontro diretto da giocare.

Non arriviamo a +6, arriviamo a +4 e va bene lo stesso (ok, poteva andare meglio, lo sappiamo tutti). Inutile ribadire le solite cose… servono i 3 punti, bisogna staccare i partenopei, bisogna mettere una seria ipoteca sul settimo scudetto consecutivo: tutti argomenti che puntualmente mister Allegri tratterà nella conferenza stampa di domani.

Innanzitutto ci aspettiamo la conferma dei recuperi di Mandzukic e Pjanic, fondamentali nell’assetto di una Juve vincente, indipendentemente dal modulo che MrA deciderà di usare contro la compagine di Sarri. Personalità è quello che serve, abnegazione, ‘testa bassa e pedalare’, come si suol dire, un must per il gigante croato. Poi serve un piede preciso nel caso in cui gli avversari dovessero regalarci qualche punizione dal limite, e qui Pjanic docet: io punto su queste due armi. Oltre che sulla voglia di riscatto, mai sopita, di Gonzalo Higuain.

Ma, come ogni partita tra Juventus e Napoli, c’è molto altro.

La guerra tra tifoserie non interessa i tifosi di cervello normodotati, non interessa a chi ha un sano rispetto per lo sport e per il calcio: non interessa. Vincere questa partita interessa invece per mettere a tacere (come sempre accade) un ambiente che è perennemente ostile nei confronti di Torino, che ha sempre sproloquiato su presunti poteri/fatturati/palazzi, un continuo Nord vs Sud da fare impallidire anche il peggior conservatore italico. Vincere questa gara serve anche a rispondere sul campo alle accuse, agli insulti (non parlo di sfottò, quelli ci stanno eccome, perché se non fate sfottò avete un bidone dell’immondizia al posto del cuore!) che puntualmente si fanno spazio tra le pagine social dei colleghi addetti ai lavori, che se scrivessi cose del genere, io, verrei immediatamente radiata dall’Albo.

Potremmo elencare altri motivi per cui vincere contro il Napoli è importante, e potrebbe elencarne altrettanti Gonzalo Higuain. Alla fine della fiera c’è solo una cosa che conta: vincere lo scontro diretto per arrivare ad un passo dal settimo scudetto consecutivo. E se gli scudetti ormai vi fanno schifo provate a tifare per le squadre spagnole così potrete provare l’ebbrezza della Champions League. Io mi tengo volentieri la mia sventurata Signora.

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