Esclusiva – Nicola Amoruso si racconta: “la Juventus, la Reggina e la mia nuova vita”

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“Una sola parola nel DNA della Juventus: vincere. L’esperienza più bella? Alla Reggina. Dybala? Sa bene come prendersi responsabilità importanti”

Arrivato alla Juventus ha subito messo nel suo palmares una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa europea e uno scudetto, Nicola Amoruso è uno di quei bomber che non si dimenticano 29 gol in 103 presenze in bianconero e gli infortuni che hanno pesato parecchio sul suo cammino. Nick Piede Caldo, questa mattina, ci ha aperto il suo cuore in una lunga chiacchierata telefonica: dalla Juventus (presente e passata) a Dybala, dalle esperienze alla Reggina e al Palermo da DS, fino alla nuova avventura da procuratore.

Iniziamo dal campo. Cosa ricordi della tua esperienza alla Juventus? In poche parole, sei arrivato con Zidane e i tuoi concorrenti di reparto erano Del Piero e Vieri. Eppure Marcello Lippi aveva già capito che avrebbe potuto fare affidamento su di te.

Sono arrivato alla Juventus molto giovane, in una squadra molto forte ma era un calcio diverso, c’erano squadre di altissimo livello. La competizione tra noi era tanta ma era una rivalità sana. Era un bellissimo gruppo e con mister Lippi ho avuto la fortuna e la possibilità di giocare ad altissimi livelli, fare partite importanti, vincere dei campionati e vivere quattro anni e mezzo bellissimi peccato per gli infortuni che mi hanno un po’ penalizzato.

Hai giocato in 13 squadre diverse, sullo Stretto hai vissuto esperienze da non sottovalutare: al netto della Juventus quali sono i momenti da calciatore che ricordi con maggiore affetto?

Ho giocato in tantissime squadre, alla Reggina è stata un’esperienza bella e particolare. Sono strati tre anni molto belli che mi hanno legato fortemente alla città di Reggio. In quei tre anni abbiamo giocato bene e fatto cose importanti e per questo è rimasto un legame unico con la città e con i tifosi amaranto. Emotivamente parlando è stata l’esperienza più bella, sono stati gli anni più belli non solo a livello sportivo ma anche a livello umano.

Quale allenatore, o compagno, ha inciso di più sul tuo percorso?

Puoi avere buoni rapporti o meno, ma alla fine in campo conti solo su te stesso. Come allenatori hanno inciso di più Marcello Lippi e Walter Mazzarri, ma anche Carlo Ancelotti, bravissimi anche nella gestione del gruppo. Di amici, tra i miei vecchi compagni, ne ho tanti, sceglierne uno sarebbe ingiusto. Il fatto di girare tanto mi ha aiutato a conoscere tante persone, avere tanti amici e tante conoscenze.

Dopo il campo ti si dedicato ai giovani della Reggina, poi la breve esperienza da DS a Palermo. Come hai vissuto questo passaggio? Hai accusato il colpo o eri già preparato ad appendere gli scarpini al chiodo? Cosa fai adesso?

Ho smesso perché gli stimoli erano venuti meno, quindi ho chiesto al presidente Foti, di lavorare coi giovani della Reggina. Mi sentivo in debito con il calcio ma soprattutto volevo trasmettere la mia esperienza ai miei ragazzi. Sono stati due anni molto belli e molto formativi. Poi ho fatto il ds per qualche mese al Palermo che era la mia più grande aspirazione, ma in Italia è difficile, gli equilibri sono molto sottili e spesso è difficile relazionarsi con Presidenti che non si fermano solo a fare i presidenti ma che vanno oltre. Adesso io e un mio ex compagno, Francesco Pratali, siamo degli agenti e abbiamo dei ragazzi di prospettiva, anche in Serie B: li affianchiamo nella crescita sperando possano coronare il loro sogno e il nostro, che è quello di vederli realizzati.

Parliamo di questa Juventus. A pochi giorni dalla fine del calciomercato la rosa bianconera ti sembra rinforzata o indebolita?

La Juventus è sempre forte perché è forte la base, la società. E’ una squadra programmata per vincere, indipendentemente da chi viene e chi va. Non si è indebolita ma nemmeno rafforzata, la sua forza è sempre la stessa: oltre alla forza tecnica c’è la forza mentale. E’ una squadra che ha nel suo DNA una sola parola, vincere.

Chi, tra i nuovi acquisti, credi che farà la differenza?

Quel giocatore che potrà fare la differenza è Douglas Costa. Mi piace molto, è un giocatore interessante, riesce sempre a saltare l’avversario e creare superiorità numerica.

Paulo Dybala è tra i primi 4 giocatori al mondo come dice Allegri? Come fa un ragazzo, a 23 anni, a gestire queste grandi aspettative?

Dybala è sicuramente un giocatore straordinario, che non ha espresso ancora tutte le sue potenzialità ma che ha già lasciato intravedere quelle che sono le sue straordinarie doti tecniche e anche fisiche perché è un giocatore che corre tanto e che sa fare bene il suo lavoro. Credo che Dybala abbia già capito qual è il suo ruolo: essere un giocatore, un campione, che deve anche prendersi delle responsabilità. Ha 23 anni, è giovane, ma è già a buon punto ed è già da qualche campionato che ha capito che per confrontarsi con i ‘grandi’ deve prendersi certe responsabilità e lui mi sembra che lo faccia già in maniera molto naturale.

Un pronostico su questa Serie A: chi vincerà? 

La Juventus parte sempre favorita, ma vedo un Napoli molto forte e molto maturo, sicuramente l’unica squadra che può contendere lo scudetto alla Juventus.

Un ultima domanda: come vedi la Juventus in Champions League e cosa c’è da sistemare perché possa pensare di vincere.

Sono convinto che possano andare avanti in Champions League, come penso che anche la Roma possa far bene. La Juventus è sempre più forte anche in campo europeo ma deve comunque confrontarsi con squadre che, qualitativamente parlando, sono di maggior livello e hanno dei campioni che giocano insieme da tanti anni. Ma ormai, anche in Europa, la Juventus non ci sorprende più.

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