Top & Flop di Genoa-Juventus: dalla “Dybala mask” ai problemi di Allegri

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La Joya ribalta il Genoa, problemi tattici per Allegri. “Ubi maior, minor cessat”: c’è da lavorare sulla fase difensiva. Ecco i top & flop di Genoa-Juventus

Un anno fa la Juve a Genova lasciava partita, punti e faccia. Uno dei pochi ma imprevedibili cali mentali che l’anno scorso facevano riflettere sulla tenuta fisica e atletica degli uomini di Allegri.
Dal canto suo, Max avrà rivisto i fantasmi dell’ultimo Genoa-Juve nei primi 15’ della sfida di sabato. Un inizio shock, che avrebbe tramortito psicologicamente chiunque: autogol dopo 20 secondi, rigore subito e realizzato da Galabinov, il secondo in due giornate assegnato grazie alla VAR, ma stavolta senza super Buffon a impedire la beffa.
Aggiungiamoci che siamo solo a fine agosto e la Juve non è neanche al 30% della condizione ottimale, con troppi uomini fuori forma e i tifosi bianconeri già pensavano di spegnere la tv per dedicarsi agli ultimi bagni a mare.
Finchè non è salito in cattedra Paulo.

TOP

PAULO DYBALA
Già, Paulo Dybala, l’uomo che tanti davano già partente, il ragazzino al quale è stata affidata la pesantissima maglia n.10 della Juventus, un’investitura più che un numero di maglia.
Ancora una volta è lui l’anima di questa squadra. Prima accorcia le distanze nel momento più difficile, finalizzando un bel triangolo con Higuain e Pjanic (di destro, neanche col suo piede). Poi realizza il rigore del pari assegnato anche questo grazie alla VAR allo scadere del primo tempo, un pallone pesantissimo che poteva voler dire iniziare il secondo tempo sul 2-2. In mezzo il gol del sorpasso di Cuadrado e poi ancora lui, a chiudere i giochi con la prima tripletta in bianconero, neanche 20 giorni dopo aver ricevuto la 10 bianconera, tre anni dopo l’ultima tripletta di un giocatore in bianconero, realizzata da Carlos Tevez, altro argentino, altro grande numero “Diez” del passato recente.
L’hat-trick consente a Dybala non solo di portare a casa il pallone, non consente solo alla Juve di vincere la seconda partita di campionato nel modo più difficile e rocambolesco possibile, ma dà un chiaro segnale al campionato che la Juve, anche a mezzo servizio, anche con le ferite di Cardiff e Roma addosso c’è e non vuol abdicare dal ruolo che da sei anni la vede giganteggiare sul campionato italiano. Adesso ha pure un nuovo leader, Paulo Dybala, sei gol in 3 partite ufficiali, roba mai vista da quando è in Italia.
Segno che la nuova maglia lo ha responsabilizzato ancora di più rendendolo leader e segnale per Allegri: il nuovo centro di gravità permanente bianconero è la Joya.

MIRALEM PJANIC/JUAN CUADRADO
In verità entrambi avrebbero ottimi motivi per stare dalla parte dei flop. Gara dai due volti per entrambi e molto discontinua, ma ancora una volta entrano prepotentemente in scena con una-due giocate che cambiano la partita. Il colombiano firma il sorpasso definitivo, il bosniaco ha sempre la palla giusta al momento giusto, anche se entrambi palesemente passeggiano in campo e non hanno ancora i ritmi partita. Ma i campioni emergono quando serve e le loro zampate servono ad Allegri per blindare un’altra vittoria.

LA PANCHINA BIANCONERA
Siamo solo alla seconda di campionato, ma la panchina della Juve è già un top.
Solo tre mesi fa Allegri aveva necessità di sostituire Pjanic a Cardiff e girandosi vedeva solo Rincon, Lemina e Sturaro, buoni mestieranti, ma nulla che ti sentiresti di rischiare in una finale di Champions.
A Genova sono subentrati Matuidi, Barzagli e Bentancur, quest’ultimo messosi in mostra con qualche giocata di grande utilità a centrocampo e i primi due chiamati a contenere il vantaggio acquisito. Douglas Costa? Rimasto in panchina. Bernardeschi? 15 minuti giocati fin qui in stagione. Benatia? Neanche si è riscaldato. Allegri non ha neanche dovuto guardare Sturaro o il giovanissimo Kean. E c’era Marchisio infortunato. E Pjaca out da mesi.
Marotta aveva detto che era difficile migliorare questa Juve. Beh, si riferiva all’undici di partenza sicuramente, perché la panchina è decisamente da squadra top europea.

FLOP

DIFESA
Veniamo alle note dolenti, perché se è vero che i primi due gol incassati dalla Juve in campionato sono un autogol e un rigore, è altrettanto vero che in entrambi i casi le opportunità nascevano da autentici disastri difensivi. Prima Alex Sandro che si fa bruciare da Pandev per il cross che vale l’autorete di Pjanic, poi l’errato posizionamento di Rugani che va a commettere fallo su Galabinov causando rigore (seppur viziato dal fuorigioco iniziale del genoano).
La difesa trova un suo equilibrio nella ripresa, poi con l’ingresso di Matuidi e il passaggio a 3 in mezzo praticamente non soffre più.
Magari è un segnale che il 4-3-3 è l’evoluzione naturale del 4-2-3-1 o è prematuro dirlo, ancora siamo a fine agosto ed è presto anche per iniziare a rimpiangere Bonucci (N.B.: Leo era presente nel naufragio di Genova del novembre 2016 e la difesa evidenziò gli stessi identici problemi).
La sensazione è che Rugani e Chiellini debbano ancora trovare gli automatismi giusti e serve il miglior Sandro per garantire una doppia fase a sinistra, mentre il bistrattato Lichtsteiner è, paradossalmente, il “meno peggio” di questo inizio stagione.

GONZALO HIGUAIN
Siamo anni luce lontani dalla condizione migliore. Per carità, lo zampino ce lo mette sempre perché il campione vero si vede anche in questi momenti, vedi il gol del 3-0 contro il Cagliari, l’avvio dell’azione del 2-1 contro il Genoa e l’assist per il 2-4 definitivo. Ma è ancora un giocatore pesantemente imballato dalla preparazione e fin troppo macchinoso, il che lo rende anche poco lucido sottoporta, dove sbaglia una o due occasioni veramente clamorose per uno come lui.
Buoni i sei punti in due gare e il miglior attacco, al netto di una VAR che si prospetta essere un avversario in più in questa stagione, ma la Juve che va alla sosta delle Nazionali ha una sola costante e una sola Joya, che forse serve a mascherare tanti piccoli problemi tecnico-tattici, ma per il momento consente al popolo bianconero di godersi l’ennesimo primato in classifica. E per ora è più che sufficiente.

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